giovedì 26 maggio 2011

QUESTIONE CALAI... MA NON SCHERZIAMO!

Rimaniamo esterefatti dalle gravi prese di posizione di alcuni gruppi di minoranza, non tutti per fortuna, in merito alla questione Calai. E' ora che i cittadini si rendano conto di quanto la politica sia scesa ad un livello becero, dannoso e populista. Le dichiarazioni apparse in data odierna sui giornali danno la netta misura di come la fantasia abbia travalicato oltremodo la realtà; di come i fatti vengono sistematicamente messi in discussione da visioni distorte, faziose e pretestuose.

Vogliamo rammentare ai gruppi consiliari PD-PPG-RC che il 1 aprile c'è stata la conferenza dei capigruppo, dalla quale è uscito un documento unitario, condiviso da TUTTE le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione e che, escluso un improbabile pesce d'aprile, non vi sono state posizioni discordanti da tale documento. Il giorno 8 aprile il presidente della conferenza, Eduardo Umberto Vecchiarelli, ha inviato a tutti i capigruppo consiliari la bozza di proposta preparata su invito delle forze politiche stesse. Tutte, nessuna esclusa. E nessuno, da quel giorno, ha mai sollevato obiezioni di sorta.

Usare la verifica in corso tra le forze della maggioranza per demolire l'unità raggiunta su di un problema così importante per la città  è, nell'ordine: scorretto, ignobile, offensivo della dignità dei cittadini e infine, cosa ben più grave, specchio di come e quanto la politica sia diventata ormai solo un mezzo per giocare, mostrarsi e far emergere personalismi che sono inconciliabili con la missione di un politico vero, che è quella di mettersi a disposizione per risolvere i problemi della gente.

Sarebbe gravissimo se alle parole seguissero veramente i fatti e se l'incontro con la Presidente Marini venisse  disertato dalle forze sopracitate. Ciò significherebbe che il politichese, la strategia, la demolizione dell'avversario, avrebbe vinto sul senso di responsabilità, sull'amore nei confronti della propria città, sulla ricerca di soluzioni vantaggiose per tutta la popolazione. E sarebbe la conferma che le bandiere e le giacchette che si indossano prevalgono sul bene collettivo.

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