Con una lettera
indirizzata agli Assessori alla Cultura delle Città umbre sede di
manifestazioni storiche l’assessore Simona Vitali (TuPG) ha promosso un
incontro per sollecitare una rapida approvazione del Regolamento attuativo
della L.R. 16/2009, il previsto elenco delle manifestazioni storiche, nonché i
relativi finanziamenti da parte della Regione. Oltre alla predisposizione di un
documento unitario da parte degli assessori alla Cultura dei Comuni ove si
svolgono manifestazioni storiche in merito alla legge del consigliere regionale
Andrea Smacchi sulla Festa dei Ceri approvata il 17 gennaio 2012. Incontro
organizzato presso il Comune di Gualdo Tadino mercoledì 25 gennaio alle 15.00
presso la sala consiliare.
Di seguito il testo della lettera dell’ass. Vitali:
Egregi Colleghe e Colleghi,
il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge presentata dal
consigliere Andrea Smacchi che riconosce la Festa dei Ceri come “l'espressione
culturale più antica dell'identità regionale” scorporandola dalle
manifestazioni storiche previste dalla legge regionale n. 16 del
29/07/2009.
Una legge che è ancora in attesa di un regolamento attuativo nonché del
relativo elenco delle manifestazioni riconosciute, bloccata proprio dalle
iniziative di Smacchi di cui sopra, considerando che la legge proposta andrà a
modificare l'art. 3 della normativa richiamata.
Premesso che nulla si ha
in contrario alla necessità di una netta distinzione tra “manifestazioni
storiche di tipo rievocativo, radicate nella tradizione delle comunità locali e
che si contraddistinguono per il particolare valore culturale espresso” da
tutte le altre manifestazioni che non rispecchiano tali caratteristiche come,
ad esempio, le varie sagre gastronomiche che comunque, di fatto, sono già
escluse dall’art. 2 della legge regionale n. 16.
Se il fine della proposta del consigliere Smacchi è puntualizzare con
ancora più forza questo concetto non si può che appoggiarne l’intento.
Quello che si legge nella relazione che accompagna la proposta di legge
(atto n. 115 bis) lascia però sconcertati per il piano in cui il consigliere
Smacchi pone tutte le manifestazioni storiche che non siano la Festa dei
Ceri.
In questo contesto il consigliere regionale dà un’interpretazione personale
di “rievocazione” e “tradizione”. Nella proposta viene affermato dal
consigliere Smacchi che la rievocazione è una rappresentazione storica che
rispetta caratteri di veridicità storica, mentre la tradizione è l’insieme dei
valori e la loro espressione in forme diverse che ogni generazione
continuativamente e senza interruzioni trasmette alle generazioni
successive.
Il Consigliere si dimentica che il concetto di tradizione si può sposare
con rievocazioni entrate, per la loro longevità, a far parte dell’espressione e
dell’identità culturale delle comunità locali. Come si possono definire
manifestazioni come, a titolo di esempio, la Giostra della Quintana, la Corsa
dell’Anello, il Mercato delle Gaite di Bevagna o il Calendimaggio se non
appartenenti alla tradizione delle rispettive comunità di Foligno, Narni,
Bevagna e Assisi?
Quella che appare pesante è comunque la paura, ben evidenziata dalla
relazione di Smacchi, che la Festa dei Ceri venga “svalutata dall’accostamento
a validissimi momenti di incontro volti a evidenziare i prodotti tipici, le
capacità organizzative, le capacità di gestione, le capacità comunicazionali,
le capacità di aggregazione, le capacità turistiche e via dicendo”.
In parole povere si accostano tutte le manifestazioni storiche umbre di
accertata importanza e tramandate ormai da varie generazioni, a meri momenti di
degustazione gastronomica, svalutandole, queste sì, in maniera assurda e
irrispettosa. Questo significa disconoscere la passione, l’orgoglio, l’identità
di tutti coloro i quali, nello stesso senso di appartenenza che hanno gli
eugubini nel partecipare alla Festa dei Ceri, partecipano e sentono proprie le
radici storiche della loro comunità. E’ stato come aver detto che la Giostra
della Quintana o il Calendimaggio hanno come scopo primario quello di
evidenziare la bontà dei prodotti tipici, azzerandone la valenza storica e
tradizionale. Quella tradizione che, secondo Smacchi, deve chiaramente essere
accostata soltanto alla Festa dei Ceri.
Anche sullo scopo principale della proposta di legge, quello cioè di
riconoscere la Festa dei Ceri come “espressione culturale più antica
dell’identità regionale” c’è da fare delle osservazioni. Sulla questione
temporale c’è da considerare che l’espressione più antica della regione
dell’Umbria è da considerare sicuramente il Maggio di San Pellegrino, a Gualdo
Tadino. Tale manifestazione rispecchia pienamente la descrizione che Smacchi dà
del concetto di tradizione e cioè “l’insieme dei valori e la loro espressione
in forme diverse che ogni generazione continuativamente e senza interruzioni
trasmette alle generazioni successive “. Il Maggio di San Pellegrino vanta ben
1008 anni di tradizione continuativa.
Sull’identità culturale di una Regione che sappiamo essere formata da una
miriade di comunità ognuna con le proprie tradizioni e identità si nutrono lo
stesso perplessità evidenti. Perché un conto è discutere su quale sia
“l’identità più antica”, un altro è pretendere che una regione intera si
identifichi con un tradizione di una singola comunità.