mercoledì 8 giugno 2011

ACQUA PUBBLICA, PERCHE? L'ESEMPIO DI MONACO E PARIGI

A Monaco di Baviera l’acqua è gestita dal pubblico, dopo la disastrosa esperienza dell’avventura privata. Così come a Parigi.


La chiave per comprendere la scelta di Monaco è il rapporto tra l’acqua e il territorio. Per la risorsa idrica quello che conta è la qualità dell’ambiente: più si preserva la natura in cui l’acqua scorre, meno è necessario intervenire sugli acquedotti. 
Nel 1992 Monaco di Baviera ha deciso di acquisire i terreni vicini alla falda e di riservarli alla coltivazione biologica: niente chimica, allevamento controllato. In questo modo è stata vinta la battaglia contro i nitriti che per tre decenni avevano continuato a crescere e l’acqua può arrivare in tavola senza cloro e senza trattamenti chimici.

Analoga la scelta di Parigi che, dopo la decisione di far tornare l’acqua in mano pubblica togliendola alle due multinazionali francesi (Veolia e Suez) che gestivano il servizio da 25 anni, ha preso il controllo dei terreni collegati alla falda idrica e li ha concessi in affitto a canone agevolato o a titolo gratuito agli agricoltori che si sono impegnati a lavorare seguendo gli standard più rispettosi dell’ambiente. Secondo i dati, le perdite di rete registrate in Francia dai due principali gruppi privati del settore vanno dal 17 al 27 %, contro il 3-12 % della gestione pubblica. E l’assessore alla municipalità di Parigi, Anne Le Strat, ritiene che il passaggio da un sistema privato a uno pubblico consentirà di risparmiare 30 milioni di euro l’anno. “Questo tipo di scelte può essere fatto solo se la gestione dell’acqua è pubblica perché impone investimenti e programmazioni a lunghissimo termine”. “Una società privata non ha interesse a investire per acquistare terreni che poi potranno non servirle più a nulla se alla scadenza il contratto non viene rinnovato. Inoltre avrebbe difficoltà a giustificare agli azionisti un investimento così importante per risolvere un problema che si può affrontare con una spesa molto minore utilizzando il cloro”.

I punti cruciali sono dunque due. Il primo è lo spazio. Più è vasta l’area ambientalmente sana in cui l’acqua scorre minore è la necessità di un intervento correttivo sulla rete idrica. Il secondo è il fattore tempo. Gli importanti investimenti di cui il settore idrico ha assoluto bisogno per chiudere il cerchio dell’acqua collegando alle fogne quel 30 per cento di scarichi non ancora in regola, richiedono uno sguardo lungo. La manutenzione costa, l’espansione della rete costa. E i ritorni si misurano nell’arco di vari decenni. Spesso troppi per un’azienda privata che è abituata a rendere conto del suo operato in tempi decisamente più brevi e che difficilmente ottiene contratti con una durata di più di 30 anni.

A meno che il controllo delle scelte sull’acqua non rimanga saldamente in mano alla mano pubblica.

martedì 7 giugno 2011

REFERENDUM, NOI DICIAMO SI

Domenica 12 e lunedì 13 giugno si voterà per i referendum abrogativi. Quattro i quesiti referendari due dei quali riguardano la risorsa più importante e preziosa del pianeta: l'acqua.

Coerentemente con quanto abbiamo sempre sostenuto e sosterremo, noi di TUpG invitiamo tutti i cittadini a recarsi alle urne. E' importante sostenere la battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico, perché è necessario riaffermare con forza e fermezza il principio secondo il quale l'acqua è di tutti, pubblica ed inalienabile.
Il tentativo affaristico di affermare una verità diversa ci ha sempre trovati contrari. Consideriamo fondamentale l'abrogazione della legge che consente ai privati di lucrare su di un bene di vitale importanza per l'umanità. La gestione da parte dei privati porterebbe ad un aumento indiscriminato dei costi, giustificati da un non ben definito "miglioramento degli acquedotti", oltre ad avvalorare la tesi del "tutto si compra e tutto si vende".

L'acqua invece è per noi un diritto, non un semplice bisogno, e come tale va garantito e protetto. Il mal funzionamento della macchina pubblica non può fungere da alibi per l'appropriazione indebita di un bene non infinito né eternamente disponibile. Compito della politica è quello di far funzionare meglio ciò che non funziona e non di adoperarsi per fornire regalìe all'imprenditore di turno.

L'invito è quindi quello di votare due volte SI. Due si per espletare il nostro dovere di cittadini, per rivendicare il nostro diritto di decidere del nostro futuro e per imporre alla politica una seria riflessione su ciò che appartiene alla collettività.
Ciò che è di tutti non può appartenere per definizione soltanto a qualcuno!